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Άρθρο

       
                                        

DanieleeMASTROGIACOMO

                                                                                                                                                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


            Ε Λ Ε Υ Θ Ε Ρ Ο Σ   Ο   Ν Τ Α Ν Ι Ε Λ Ε    Μ Α Σ Τ Ρ Ο Τ Ζ  Α Κ Ο Μ Ο


     

 

10.04.2007

  

                                    

   EZIO MAURO (il direttore della "Repubblica"):

 

          «Uno di noi»

«I tagliatori di teste hanno infine ucciso Adjmal Nashkbandi dopo un mese di sequestro, chiudendo nel sangue - così com'era cominciata con l'assassinio dell'autista Sayed - la tragedia del rapimento di un giornalista italiano e del suo piccolo gruppo, che si era spinto nel sud dell'Afghanistan per un reportage giornalistico.

Per noi di "Repubblica" è la morte di un compagno di lavoro, che per quindici giorni e quindici notti è rimasto incatenato ai polsi e alle caviglie come Daniele, che è stato frustato dai taliban insieme con lui, come insieme è stato costretto ad assistere alla decapitazione di Sayed. Ad Adjmal sono stati tolti a colpi di pietra i ceppi nel momento in cui venivano tolti a Mastrogiacomo, ad entrambi è stato detto dai carcerieri taliban che erano liberi, e due convogli armati avviati in due diverse direzioni li hanno portati fuori dal campo di prigionia. Per questo Daniele è rientrato in Italia pensando che con lui anche il suo interprete fosse finalmente libero: e per qualche giorno lo abbiamo pensato tutti.
Invece i taliban lo hanno sequestrato nuovamente, per giocare al rialzo con Karzai: o forse lo hanno "ceduto" a qualche banda sotto la loro sovranità ma autonoma, interessata a chiedere al governo il rilascio di qualche suo componente prigioniero a Kabul. Resta il fatto che Adjmal, questo free lance che nell'ultimo mese aveva accompagnato quattro volte giornalisti inglesi e francesi nell'area taliban, come ha fatto il 5 marzo con Mastrogiacomo, è tornato ad essere prigioniero dopo essere stato illuso di tornare in libertà. E infine è stato ucciso, quando era ormai accertato che non era una spia ma soltanto un giornalista-interprete, quando si è verificato che per il presidente Karzai non c'era un nuovo spazio negoziale, dopo che si sono rivelati inutili anche l'estremo appello di Gino Strada e la campagna di "Repubblica" per salvargli la vita».

»E' per questa esatta ragione che nel primo giorno del sequestro avevo chiesto alla politica italiana di non strumentalizzare la vicenda Mastrogiacomo, senza sapere ancora come sarebbe finita: perché di fronte alle vite in pericolo e alla libertà personale negata la politica deve fare come sempre tutto il possibile per liberare gli ostaggi, ma deve mantenersi libera da ogni costrizione strumentale per poter essere all'altezza della sfida che ci interpella tutti, se solo vogliamo capirlo, senza distinzioni di parte.

Non è stato così. Quando Mastrogiacomo rischiava la vita, davanti a tre ultimatum che lasciavano ben poco spazio per trattative e speranze, nessuno ha parlato, nessuno ha detto oscenamente quel che dice oggi impunemente: e cioè che l'ostaggio doveva morire. Anzi, molti hanno dato carta bianca al governo, dall'opposizione, restituendo quell'appoggio bipartisan che era venuto a Gianni Letta e a Silvio Berlusconi durante i sequestri che il loro governo aveva dovuto fronteggiare.

Ripeto, essendone stato testimone, che il governo italiano non ha mai parlato con i taliban. I terroristi hanno aperto due canali, uno con Emergency (a cui avevo chiesto aiuto fin dai primi minuti del sequestro, per la presenza umanitaria che ha da anni in Afghanistan) e l'altro con "Repubblica", che ha trasmesso ogni contatto, ogni minaccia, ogni prova, ogni ultimatum alle istituzioni del Paese, attraverso l'unità di crisi della Farnesina. Il governo, con Prodi e D'Alema, ha fatto conoscere a Karzai le condizioni poste dai taliban per la liberazione dei prigionieri, e gli ha chiesto aiuto. Karzai, nella sua autonomia, ha deciso di accettare quelle condizioni, e si è avviata una fase di scambio dei prigionieri, che prevedeva il rilascio di cinque taliban in mano al governo di Kabul contro la liberazione di Mastrogiacomo e del suo interprete Adjmal. Il gruppo di lavoro che era stato sequestrato insieme (come Emergency ha sempre ripetuto ai suoi "contatti" taliban, come conferma adesso Karzai) doveva essere liberato insieme, purtroppo privo dell'autista trucidato».

 

"La Repubblica"

    

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